Separazione, a chi rivolgersi: gli aiuti che esistono davvero

Separazione, a chi rivolgersi: gli aiuti che esistono davvero

È sera tardi. La casa è in silenzio, il telefono è l’unica luce accesa in cucina. Nella barra di ricerca c’è scritto «separazione a chi rivolgersi», e i risultati sono un elenco di studi legali, un forum del 2014, un articolo che promette un bonus e poi non dice quale.

Gli aiuti esistono. Il problema è che sono sparsi, hanno nomi burocratici e nessuno te li mette in fila nel momento in cui ne hai bisogno. Questo articolo prova a farlo, ordinandoli non per ente ma per bisogno: quando devi capire i tuoi diritti, quando il nodo sono i soldi, quando sei tu a non reggere più, e quando hai paura.

Tutte le risorse qui sotto sono pubbliche o promosse da enti pubblici. Le informazioni sono aggiornate al 18 settembre 2026 e vanno ricontrollate alla fonte, perché importi e soglie cambiano.

Se hai fretta, questi sono i cinque punti di partenza

  • Per capire i tuoi diritti senza poterti pagare un avvocato: il patrocinio a spese dello Stato, che si chiede al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.
  • Per un sostegno psicologico e sociale gratuito: il consultorio familiare della tua ASL.
  • Per le misure economiche: i servizi sociali del tuo Comune e l’INPS.
  • Se hai paura o sei in pericolo: il 1522, gratuito e attivo giorno e notte.
  • Se il pericolo è immediato: il 112.

Il resto dell’articolo spiega che cosa offre ciascuno, come si accede e che cosa chiedere.

Per capire i tuoi diritti non devi poterti pagare un avvocato

Il patrocinio a spese dello Stato, che molti chiamano ancora gratuito patrocinio, permette di avere un avvocato pagato dallo Stato. Dal luglio 2025 la soglia è di 13.659,64 euro di reddito imponibile annuo, fissata dal decreto ministeriale del 22 aprile 2025. Lo conferma, fra gli altri, il Tribunale di Milano.

C’è un dettaglio che cambia tutto. Di regola il reddito si somma a quello dei familiari conviventi, marito compreso. Ma quando gli interessi di chi chiede il patrocinio sono in conflitto con quelli degli altri componenti del nucleo, come accade in una separazione, conta soltanto il reddito personale. Lo spiega il Ministero della Giustizia. Una donna che non lavora e vive con un marito benestante può quindi averne diritto.

Nelle cause civili la domanda si presenta alla segreteria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del luogo in cui si trova il giudice competente. Molti Ordini hanno uno sportello di prima informazione: vale la pena chiedere prima di firmare qualsiasi incarico.

Se la separazione è consensuale e non ci sono figli minori, né figli maggiorenni non autosufficienti o con disabilità grave, esiste anche la strada del Comune. Davanti all’ufficiale di stato civile, con o senza avvocato, il costo è un diritto fisso di 16 euro, come riporta il Tribunale di Matera. L’accordo può prevedere un assegno periodico, ma non trasferimenti di case o altri beni.

L’autonomia non significa fare tutto da sole. Significa poter scegliere.

Chiedere aiuto, in una separazione, è il modo più concreto di tornare a decidere per sé. Una donna può chiedere aiuto ed essere autonoma. Può non chiederlo mai e non esserlo.

Il consultorio familiare è il servizio più sottovalutato

Il consultorio è un servizio dell’ASL che quasi tutte le donne associano alla gravidanza e alla ginecologia. In realtà offre anche colloqui psicologici, sostegno sociale, consulenza sulle relazioni familiari e, in molte regioni, orientamento legale. Nel Lazio, per esempio, la Regione indica i consultori familiari come servizi gratuiti e ad accesso diretto, senza impegnativa del medico.

Le condizioni cambiano da regione a regione, e da consultorio a consultorio. Per trovare il più vicino si cerca «consultorio familiare» sul sito della propria ASL, oppure si chiede al medico di base.

Una cautela sulla mediazione familiare che il consultorio può proporre: è pensata per due persone che, pur in conflitto, stanno sullo stesso piano. Se non è così, va detto subito. Quando c’è violenza, la legge la vieta.

I soldi: che cosa esiste davvero e che cosa no

Chi cerca «bonus donne separate» trova spesso articoli che raccolgono sotto un unico nome misure molto diverse. A livello nazionale non esiste una misura unica che si chiami così. Esistono misure generali che si applicano anche a te, e contributi regionali o comunali che cambiano da territorio a territorio.

La prima misura da conoscere è l’Assegno unico per i figli a carico. La legge che lo istituisce, il decreto legislativo 230 del 2021, prevede che su richiesta, anche successiva alla domanda, venga diviso in parti uguali fra i genitori che esercitano la responsabilità genitoriale. In caso di affidamento esclusivo, se non c’è un accordo diverso, spetta al genitore affidatario. La scheda aggiornata è sul portale INPS.

La seconda cosa da sapere riguarda il mantenimento. Se è stabilito da un accordo omologato o da un provvedimento del giudice e non viene versato, non si tratta solo di un problema fra ex coniugi: la violazione degli obblighi economici stabiliti in caso di separazione o divorzio è un reato, previsto dall’articolo 570-bis del Codice penale. Il primo passo resta parlarne con un avvocato, anche tramite patrocinio.

Su quando il mantenimento spetta, e in che misura, trovi «Assegno di mantenimento alla moglie disoccupata».

Per il resto, il punto di accesso è il segretariato sociale del tuo Comune. È l’ufficio che conosce i contributi locali per l’affitto, le utenze, i figli e le situazioni di difficoltà temporanea, e che può avviare le misure nazionali che non si chiedono da sole.

Anche la tua mente merita un aiuto, e non deve costare uno stipendio

Una separazione non è una malattia, e non tutte hanno bisogno di uno psicologo. Ma ci sono mesi in cui dormire, lavorare e occuparsi dei figli insieme sembra impossibile, e allora chiedere un sostegno è una scelta concreta, non una resa.

Oltre al consultorio, esiste il contributo dell’INPS per le sedute di psicoterapia, chiamato comunemente bonus psicologo. L’importo dipende dall’ISEE, le domande si aprono in finestre stabilite anno per anno e i fondi sono limitati: conviene controllare la scheda INPS e avere l’ISEE già pronto.

Se stai attraversando un momento in cui temi per la tua incolumità o per quella di qualcun altro, non aspettare una finestra di domanda. Chiama il 112.

Che cosa chiedere quando chiami

Una telefonata va meglio quando si sa che cosa domandare. Queste sono le domande che servono nella maggior parte dei casi:

  • Il servizio è gratuito? Se no, quanto costa e chi può averne l’esenzione?
  • Serve un appuntamento, un’impegnativa o un documento?
  • Quanto tempo passa, di solito, fra la prima chiamata e il primo colloquio?
  • Posso venire con i miei figli, o qualcuno può tenerli durante il colloquio?
  • Quello che dico resta riservato? In quali casi no?
  • Se non siete voi il servizio giusto, a chi mi mandate?

Vale la pena scrivere le risposte. In una separazione le informazioni arrivano a pezzi, in giorni diversi, da persone diverse, e la memoria in quei mesi non è affidabile come al solito. L’autonomia comincia anche da qui: per scegliere serve sapere che cosa esiste.

Se hai paura, il primo numero è il 1522

Per alcune donne la separazione non è soltanto difficile. È pericolosa. Se è il tuo caso, o se non sai ancora dare un nome a quello che vivi, questa parte è per te.

Il 1522 è il numero promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari Opportunità, per le donne che subiscono violenza e stalking. È gratuito anche da cellulare, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, risponde con operatrici specializzate e si può raggiungere anche via chat dal sito 1522.eu o dall’app. Il sito è disponibile anche in inglese, francese, spagnolo e arabo.

Non serve essere sicure di «subire violenza» per chiamare. Si può chiamare per capire se quello che si vive ha un nome, e per sapere dov’è il centro antiviolenza più vicino.

I centri antiviolenza sono il secondo punto fermo. Secondo l’Istat erano 409 i centri attivi nel 2024, e i loro servizi sono gratuiti. L’elenco ufficiale dei centri che rispondono ai requisiti nazionali si consulta nella mappatura del 1522. Gli indirizzi delle case rifugio non sono pubblici, per ragioni di sicurezza.

Quando c’è violenza, alcune regole cambiano a tuo favore

Ci sono tre cose che molte donne scoprono troppo tardi.

La prima riguarda l’avvocato. La donna offesa da reati come i maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.), gli atti persecutori (art. 612-bis c.p.) o la violenza sessuale (art. 609-bis c.p.) può essere ammessa al patrocinio a spese dello Stato anche oltre i limiti di reddito, come prevede l’articolo 76, comma 4-ter, del Testo unico sulle spese di giustizia.

La seconda riguarda la mediazione familiare. Il Codice di procedura civile, all’articolo 473-bis.43, vieta di avviarla quando ci sono condanne, procedimenti penali o allegazioni di violenza domestica o di genere, e impone al mediatore di interromperla se durante il percorso emergono abusi. È la stessa logica dell’articolo 48 della Convenzione di Istanbul.

Se qualcuno ti propone di «trovare un accordo» con chi ti fa paura, sappi che la legge prevede un’altra strada.

La terza riguarda il lavoro e il reddito. Secondo la guida dell’INPS per le donne vittime di violenza, chi lavora ed è inserita in un percorso di protezione può chiedere un congedo fino a novanta giorni nell’arco di tre anni, indennizzato al 100% dell’ultima retribuzione.

Esiste poi il Reddito di Libertà, un contributo fino a 530 euro al mese per dodici mesi, destinato alle donne seguite dai centri antiviolenza e dai servizi sociali. La domanda non la presenta la donna: la presenta il Comune, e i fondi sono limitati per regione.

Domande frequenti sugli aiuti per chi si separa

A chi mi rivolgo per prima cosa se voglio separarmi?

Dipende dal nodo principale. Se il nodo sono i diritti e i costi, a un avvocato, anche tramite patrocinio a spese dello Stato. Se il nodo è emotivo o familiare, al consultorio della tua ASL. Se c’è paura o violenza, al 1522.

Posso avere un avvocato gratis se mio marito guadagna bene?

Sì, può succedere. Nelle cause in cui i tuoi interessi sono in conflitto con quelli del coniuge conta solo il tuo reddito personale, che deve restare sotto la soglia di 13.659,64 euro annui.

Esiste un bonus per le donne separate?

Non una misura nazionale unica con questo nome. Esistono l’Assegno unico per i figli, il Reddito di Libertà per le donne seguite dai centri antiviolenza e contributi regionali o comunali, che si chiedono ai servizi sociali del Comune.

La mediazione familiare è obbligatoria?

No. E quando ci sono violenza domestica o di genere, il Codice di procedura civile la vieta.

Cosa può fare Slegata! per te

Nel Metodo Slegata! conoscere gli aiuti che esistono appartiene alla fase della Costruzione: smettere di decidere sulla base di quello che non si sa. È il passaggio in cui l’autonomia emotiva, mentale ed economica comincia a diventare pratica.

Nell’app Slegata! trovi la sezione gratuita Risorse di supporto, con i contatti essenziali a portata di mano, senza doverli cercare di nuovo nel momento peggiore. Se il nodo è il denaro, c’è Educazione Finanziaria, con il primo modulo di Consapevolezza Finanziaria gratuito.

Se la tua domanda viene prima degli aiuti, puoi leggere «Voglio separarmi da mio marito ma non lavoro» oppure «Come tutelarsi prima della separazione».

E per vedere il percorso nel suo insieme puoi partire da «Come affrontare la separazione: che cosa succede e da dove cominciare».

L’Ancora di questa pagina è «Non sono rotta. Sono in costruzione.». La trovi nello store, insieme a tutte le Ancore.

Servizio 1522, Dipartimento per le Pari Opportunità, numero antiviolenza e stalking: 1522.eu

Servizio 1522, mappatura dei centri antiviolenza: 1522.eu

Istat, centri antiviolenza e case rifugio: istat.it

Consiglio Nazionale Forense, d.P.R. 115/2002, articolo 76: consiglionazionaleforense.it

Ministero della Giustizia, patrocinio a spese dello Stato nei giudizi civili: giustizia.it

Tribunale di Milano, patrocinio a spese dello Stato, limite di reddito: giustizia.it

Tribunale di Matera, separazione consensuale davanti all’ufficiale di stato civile: giustizia.it

INPS, guida per le donne vittime di violenza: inps.it

INPS, assegno unico e universale per i figli a carico: inps.it

INPS, contributo per le sessioni di psicoterapia: inps.it

Regione Lazio, consultori familiari: salutelazio.it

Voglio separarmi da mio marito ma non lavoro: Blog Slegata!

Come tutelarsi prima della separazione: Blog Slegata!

Come affrontare la separazione: Blog Slegata!

Assegno di mantenimento alla moglie disoccupata: Blog Slegata!

Il metodo Slegata!: Il Metodo

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità informativa generale e sono aggiornate al 18 settembre 2026. Importi, soglie e procedure possono cambiare: vanno verificati alla fonte. Non sostituiscono la consulenza legale, fiscale o psicologica riferita alla situazione individuale. Se sei in pericolo, chiama il 112 o il 1522.

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