La rabbia ha una cattiva reputazione. Soprattutto se sei una donna.
Una donna arrabbiata viene giudicata isterica, esagerata, difficile. Viene invitata a calmarsi, a ragionare, a non prendere decisioni di petto. Viene guardata con fastidio o con paura, e molto raramente con il rispetto che meriterebbe. Perché una donna arrabbiata fa paura. Sa quello che vuole, sa quello che non tollera, e non ha intenzione di fingersi d’accordo per far stare tutti comodi.
Ho imparato questo sulla mia pelle. Quando ho smesso di essere la donna paziente, comprensiva, disposta ad aspettare, e ho cominciato a essere arrabbiata, qualcosa è cambiato. Non solo intorno a me. Dentro di me.
La rabbia mi ha salvata. Non nonostante fosse rabbia, ma proprio perché lo era.
Cos’è la rabbia davvero
La rabbia è un’emozione primaria. Non è un difetto del carattere, non è un problema da risolvere, non è qualcosa di cui vergognarsi. È un segnale. Ti dice che qualcosa è andato contro i tuoi valori, i tuoi confini, il tuo senso di giustizia. Ti dice che hai subito qualcosa che non meritavi. Ti dice che sei ancora viva, che hai ancora aspettative, che non hai smesso di credere di valere qualcosa.
Una donna che non riesce più ad arrabbiarsi non è una donna serena. È una donna che ha smesso di sperare. Quella non è pace. È resa.
“La rabbia è carburante. Non va soppressa. Va riconosciuta, ascoltata, e trasformata in azione.”
C’è un momento in cui la rabbia è l’unica cosa che ti dà la spinta necessaria per fare quello che sai già da tempo di dover fare.
Rabbia distruttiva e rabbia costruttiva
La rabbia può andare in due direzioni molto diverse. Può diventare distruttiva: quella che si sfoga sul primo che capita, che avvelena i rapporti con i figli, che ti tiene sveglia la notte a rimuginare. Questa rabbia non ti libera. Ti consuma.
Oppure può diventare costruttiva: quella che ti dà energia per fare quello che non avevi trovato il coraggio di fare. Quella che ti alza dal divano alle sette di mattina e ti fa aprire un conto in banca tuo per la prima volta. Quella che ti fa telefonare a un avvocato, iscriverti a un corso, riprendere un progetto lasciato a metà vent’anni fa.
La differenza tra le due non sta nell’intensità della rabbia. Sta in quello che ci fai.
Come trasformare la rabbia in carburante
La prima cosa è riconoscerla. Molte donne hanno imparato a mascherare la rabbia sotto altra roba: tristezza, stanchezza, sintomi fisici, distacco. Nominare “sono arrabbiata” è già un atto di chiarezza che cambia qualcosa.
La seconda è darle uno sfogo fisico. La rabbia è energia nel corpo. Va scaricata fisicamente prima di poter essere elaborata mentalmente. Camminare veloce, correre, nuotare, colpire un cuscino, urlare in macchina con i finestrini chiusi.
La terza è usarla come informazione. Chiediti: di cosa sono arrabbiata davvero? Non in modo generico. Con chi, per cosa, da quando, quanto. La quarta è trasformarla in azione concreta. Non verso di lui, non per vendicarti. Verso te stessa, verso la tua vita, verso quello che vuoi costruire.
Una nota importante
Quello che descrivo qui è la rabbia come risposta emotiva sana a una situazione difficile. Se senti che la tua rabbia è fuori controllo, che ti spaventa, che rischi di fare del male a te o a qualcuno, cerca aiuto professionale subito. Non c’è niente di sbagliato in questo. È la cosa più intelligente che puoi fare.
Sul ruolo della rabbia nei processi di cambiamento, Brené Brown “Dare il via” (Corbaccio): amazon.it
Sulla gestione delle emozioni difficili dopo una separazione: stateofmind.it
Per un supporto psicologico strutturato: psy.it
SLEGATA!
Pronta a fare il passo successivo?
Il metodo nella tua tasca. I poster nella tua casa.

