Senso di colpa per la separazione: quando è reale e quando una trappola
Punto e a capo ·

Il senso di colpa è il compagno più fedele della separazione. Arriva subito, resta a lungo, e ha una voce che conosce esattamente le parole giuste per farti stare ferma.

Ti dice che hai distrutto la famiglia. Che i figli non lo meritavano. Che lui soffre per colpa tua. Che avresti potuto fare di più, essere più paziente, capire prima, reagire meglio. Ti dice che chiunque altro, al tuo posto, avrebbe trovato un modo per salvare il matrimonio.

È una voce potente. E come tutte le voci potenti, va ascoltata. Ma va anche imparata a leggere, perché non tutto quello che dice è vero.

Il senso di colpa sano e quello tossico

Esiste un senso di colpa utile. È quello che nasce da azioni concrete che hai fatto e che hanno davvero causato danno. Ti dice qualcosa di reale su di te, ti invita a riflettere, a fare meglio, a riparare dove è possibile. Questo tipo di colpa va ascoltato, elaborato, e poi lasciato andare una volta che hai fatto quello che potevi fare.

Poi esiste il senso di colpa tossico. Quello che non nasce da quello che hai fatto, ma da quello che sei. Quello che ti dice che sei una madre egoista, una moglie cattiva, una donna che ha pensato a se stessa invece che alla famiglia. Quello che ti arriva dall’esterno e che hai finito per fare tuo, così profondamente da non riuscire più a distinguere la sua voce dalla tua.

Questo tipo di colpa non ti aiuta a crescere. Ti tiene ferma. È una trappola, e riconoscerla è il primo passo per smettere di farci i conti ogni giorno.

“Il senso di colpa non è una bussola affidabile. Ti dice come ti senti, non cosa è giusto fare.”

Smetti di usarlo come metro di misura delle tue decisioni. Quello che provi è reale, ma non è necessariamente vero.

Da dove viene il senso di colpa nella separazione

La prima fonte è culturale. Siamo cresciute con l’idea che una famiglia unita sia il segno del successo di una donna, e che una famiglia che si rompe sia il segno del suo fallimento. Una separazione non è un fallimento. È la fine di qualcosa che non funzionava.

La seconda fonte può essere lui. Nei casi difficili, e in particolare nelle relazioni con persone manipolative o narcisiste, il senso di colpa viene alimentato deliberatamente. Frasi come “stai distruggendo la famiglia”, “i figli non te lo perdoneranno mai”, “dopo tutto quello che ho fatto per te” sono strumenti di controllo, non osservazioni neutrali. (Va detto che questa dinamica non è esclusiva degli uomini: anche le donne possono essere la fonte di manipolazione e controllo in una relazione.)

La terza fonte sei tu, la tua storia, il tuo modo di stare nelle relazioni. Molte donne che hanno imparato presto a mettere i bisogni degli altri davanti ai propri finiscono per sentirsi in colpa ogni volta che si prendono cura di se stesse. Scegliere se stessa, in questo schema, sembra automaticamente un atto egoistico. Non lo è.

I figli e il senso di colpa

Questo è il capitolo più difficile, quello in cui il senso di colpa colpisce più forte. I figli soffrono, questo è vero. La separazione li cambia, li mette davanti a qualcosa di difficile, richiede loro un adattamento che non hanno chiesto.

Ma c’è una differenza fondamentale tra causare sofferenza e fare la scelta giusta in una situazione che genera sofferenza comunque. Se il tuo matrimonio era infelice, conflittuale, o vuoto, i tuoi figli lo sapevano. I bambini percepiscono le tensioni molto prima che vengano nominate.

Quello che i tuoi figli hanno bisogno non è una coppia unita a tutti i costi. È almeno un genitore sereno, presente, capace di stare. Tu puoi essere quel genitore. Anche adesso. Anche in mezzo alla difficoltà.

Come trattare il senso di colpa senza esserne travolte

Prima: smetti di usarlo come metro di misura delle tue decisioni. Seconda: fai la distinzione, scrivi quello di cui ti senti in colpa e chiediti se è una responsabilità tua o una colpa che qualcuno ti ha messo addosso. Terza: parla con qualcuno. Il senso di colpa prospera nel silenzio e nell’isolamento. Quarta: ricorda che prendersi cura di se stesse non è egoismo. È il prerequisito per potersi prendere cura di qualcun altro.

— Barbara Benedettelli è sociologa, giornalista, saggista. È fondatrice di SLEGATA! — il primo metodo italiano per donne che attraversano una transizione difficile.

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